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Nina e il duende, di Michelle in piumazzo.com

NINA E IL DUENDE

Una volta, la cantante andalusa Nina Pastora Pavòn, cupo genio ispanico, cantava in una tavernetta di Cadice. Giocava con la sua voce d’ombra, con la sua voce di stagno fuso, con la sua voce coperta di muschio, e se la intrecciava nella chioma o la bagnava nella manzanilla o la perdeva in intrichi oscuri e lontanissimi. Ma niente, era inutile, gli ascoltatori stavano zitti. Nina finì di cantare nel silenzio. Solo un uomo piccolino, con sarcasmo, disse:”Viva Parigi!” come a dire:”Qui non interessano le capacità,la tecnica, la maestria. Ci interessa un’altra cosa!”. Allora la Nina si alzò come folle, trangugiò d’un fiato un bicchiere di acquavite come fuoco, e si sedette a cantare senza voce, senza fiato, senza sfumature, con la gola riarsa…con il démone. Era riuscita a uccidere tutta l’impalcatura della canzone per cedere il passo a un duende furioso e rovente, amico dei venti carichi di sabbia, che induceva gli ascoltatori a stracciarsi le vesti. La Nina dovette squarciarsi la voce per gli ascoltatori che non chiedevano forme ma midollo di forme, musica pura con il corpo leggero per potersi liberare. Dovette privarsi di facoltà e sicurezze…abbandonarsi… E come cantò! Riuscì a far sentire e a far godere attraverso se stessa.

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Che cos’è il “duende”? e cosa c’entra con l’inquietudine? | Blog del Circolo degli Inquieti

Il duende è ispirazione di una musa o fascinazione dell’angelo? Nessuno dei due casi, avverte Lorca: “angelo e musa vengono da fuori”. Il primo “dà luce”, ossia porta a individuare un problema; la seconda “dà forme”, ovvero le regole per affrontare e risolvere il problema. Entrambi sono esterni al poeta, al filosofo, allo scienziato e lo guidano con cautela nel procedere. Al contrario – sostiene Lorca -  “il duende bisogna svegliarlo nelle più recondite stanze del sangue”. C’è duende quando si lotta con se stessi e la lotta si delinea, allorché si confronta l’agire antico e consueto con le dinamiche che stanno nascendo, la strada percorsa con lo scenario inedito. Il duende è virulenza che si sprigiona dalla lotta interiore, innescata, senza preavviso, nella mente del filosofo e dell’artista; l’uno e l’altro utilizzano regole, principi, modelli sino alla completa saturazione, alimentando la creazione di altre strutture, in grado di catturare e di interpretare la realtà e il pensiero.
Intuizione scientifica, improvvisazione e argomentazione filosofica esibiscono esempi differenti di duende, per cercare il quale “non v’è mappa né esercizio” come suggerisce Lorca. Non basta rappresentare il mondo o seguire regole per generare opere di genio. L’intelligenza di una scoperta, la maestrìa di un’esibizione canora si manifestano soltanto nell’inquieto esistere di chi è perpetuamente in contrasto con se stesso, pur rimanendo fedele a se stesso.
Come appare il duende? Intervengono, repentine, le indicazioni del poeta: “si sa soltanto che brucia il sangue, che prosciuga, che respinge tutta la dolce geometria appresa, che rompe gli stili”. Emergono alcuni indicatori di chi vive il duende: l’apertura al nuovo, la disponibilità a sopportare il contrasto, la capacità di rinunciare all’apparente congruenza di pensieri, l’attitudine a rinunciare all’armonia delle emozioni per seguire sorprendenti congetture e scoprire conoscenze tacite e incorporate.
“Il sopraggiungere del duende presuppone sempre un cambiamento radicale di ogni forma rispetto a vecchi piani, dà sensazioni di freschezza del tutto inedite”. Qualcuno grida al miracolo, altri alimentano l’entusiasmo. In ogni caso, la lotta in cui si afferma la ragione svela il volto di uomini e donne che sostengono il peso della creatività e sviluppano il paradosso di un pensiero totale che, tanto più si allontana da se stesso, tanto più esplode in gemmazioni di potenza.

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