Caro Paolo,
sono quasi alla fine. Pagina 367…non voglio che finisca.
E’ come se mi preoccupassi della vita di una persona ormai finita da tempo. Ho paura che muoia, che si faccia del male, ma Nina è gia morta.
‘Non c’è fine alle sue pene.’
Nina lascia Andy. Quindi Barbados, San Francisco, Barbados,poi torna a casa, dove una nuova delusione l’aspetta: il padre.
Scoraggiata, delusa anche dall’unica persona rimastale, Nina interpreta My Sweet Lord, di George Harrison, e la magnifica Isn’t it a Pity: “constatazione dell’impotenza di fronte alla sete di distruzione del genere umano. Dice che dobbiamo donare, donare per ricevere, aprire le nostre porte per credere nell’amore e nella compassione come virtù essenziali alla salvezza della nostra anima. Perchè la bellezza e tutta intorno a noi, che vergogna essere ciechi fino a questo punto.”
Ma allora perchè compie gli stessi errori della madre? perchè abbandona Lisa così frequentemente? Perchè si comportò con la figlia come la sua stessa madre fece con lei? La malattia?
Le crisi aumentano e comincia per lei un periodo di bancarotta affettiva e finanziaria. Bisognerà aspettare la fine degli anni ottanta a Nijmegen, Olanda, per
rivedere Nina in gran forma, circondata da un team di persone fidate che si interessano a lei, alla sua salute, alla sua musica, alla sua vita.
Non c’è fine alle pene di Nina, ed è come se lei sapesse che non sarebbe mai stata felice, non lei. Nina potrebbe essere uno dei bellissimi personaggi shakespeariani, un Macbeth, che, consapevole di ciò che non può essere, nonostante tutto, non riesce a cambiare il suo destino, non le è concesso.
Eppure, noi che leggiamo la sua vita, che ascoltiamo la sua musica, non la giudichiamo, non la colpevolizziamo; al contrario, proviamo per lei simpatia e affetto. La ammiriamo. La amiamo. Le portiamo fiori.
Simona di Taranto