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	<title>For Nina Simone &#187; You&#8217;d Be So Nice To Come Home To</title>
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	<description>Un Luogo dove portare fiori, fiori per Nina, Nina Simone</description>
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		<title>For Nina Simone &#187; You&#8217;d Be So Nice To Come Home To</title>
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		<title>Nina Simone, You’d Be So Nice To Come Home To</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Dec 2008 11:42:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Ferrario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nina Simone interpreta]]></category>
		<category><![CDATA[You'd Be So Nice To Come Home To]]></category>

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		<description><![CDATA[

“Musica d’arte”.
Musica senza genere
Questo confine è stato spesso, spessissimo, attraversato da lei.
Ma come attraversa questa linea?
Con l’interpretazione del testo.
Nina canta il testo della canzone. Lo trascolora, lo ricolora, lo prende e lo rivolta per prendere ciascuno di noi per la testa, il cuore e la pancia.
Ascoltiamo 
“You’d Be So Nice To Come Home To”
 E’ [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=amalteo.wordpress.com&blog=2946604&post=342&subd=amalteo&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div class="storycontent">
<div class="snap_preview">
<p><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Verdana;">“Musica d’arte”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;">Musica senza genere</p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Verdana;">Questo confine è stato spesso, spessissimo, attraversato da lei.<br />
Ma come attraversa questa linea?<br />
Con l’interpretazione del testo.<br />
Nina canta il testo della canzone. Lo trascolora, lo ricolora, lo prende e lo rivolta per prendere ciascuno di noi per la testa, il cuore e la pancia.<br />
Ascoltiamo </span></p>
<div><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Verdana;">“<em>You’d Be So Nice To Come Home To</em>”</span></div>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Verdana;"> E’ un classico del compositore Cole Porter. Ed è diventato uno standard, ossia un brano popolare che ha resistito alla prova del tempo e che è stato ri-letto, ri-cantato, ri-suonato migliaia di volte, soprattutto dai musicisti jazz.<br />
Sentiamo assieme la prima versione che ho scelto:</span></p>
<div>
<ul>
<li><strong><a href="http://www.goear.com/listen.php?v=a4ff76e">Coleman Hawkins, You’d Be So Nice To Come Home To</a></strong></li>
</ul>
<p><strong> </strong></div>
<p>E’ una versione strumentale, con due giganti del sassofono: Coleman Hawkins e Ben Webster.<br />
Qui va apprezzato il loro caldo fraseggio , ben sostenuto dalla base ritmica. Qui io ci sento la componente swing del jazz. E la perfetta alternanza dei due sax. Gran bella esecuzione</p>
<p>Ecco la seconda versione:</p>
<ul>
<li><strong><a href="http://www.goear.com/listen.php?v=7be6160"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;">Helen Merrill, You’d Be So Nice To Come Home To</span></a></strong></li>
</ul>
<p align="center"><strong><a href="http://www.goear.com/listen.php?v=7be6160"> </a></strong></p>
<p style="line-height:150%;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;">Helen Merrill è una cantante jazz di nascita croata, ma culturalizzata negli Stati Uniti. Si è fatta notare fin dagli anni ’50. Una gigantessa, diciamo. </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;">La sentiremo spesso assieme. </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;">Bel ritmo, bella voce: “canto perlaceo, smerigliato” (Luciano Federighi). Il ritmo è veloce, indubbiamente. </span></p>
<div style="line-height:150%;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;">Ora il terzo pezzo:</span></div>
<div style="line-height:150%;">
<ul>
<li><strong><a href="http://www.goear.com/listen.php?v=7cccb14"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;">Sarah Vaughan</span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;">, You’d Be So Nice To Come Home To</span></a></strong></li>
</ul>
<p><strong><a href="http://www.goear.com/listen.php?v=7cccb14"> </a></strong></div>
<div style="line-height:150%;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"> </span></div>
<p style="line-height:150%;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;">Sarah Vaughan un’altra classica delle voci afroamericane del jazz. Gli estimatori di lei hanno detto: grande voce moderna, solenne nei bassi, suadente nei medi, duttile negli acuti. I denigratori (fra cui Frank Sinatra): dizione vezzosamente manierata. Sentiremo anche lei in altri pezzi che le rendono merito.</span></p>
<p style="line-height:150%;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;">E ora lei. Nina. </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;">Nina Simone. In una irripetuta interpretazione nel Live at Newport. Fidatevi: una sola volta così e poi mai più così:</span></p>
<ul>
<li><a href="http://www.goear.com/listen.php?v=1ba7681"><strong><span style="font-size:10pt;line-height:150%;">Nina Simone</span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;">, You’d Be So Nice To Come Home To</span></strong></a></li>
</ul>
<p style="line-height:150%;" align="center"><a href="http://www.goear.com/listen.php?v=1ba7681"><strong> </strong></a></p>
<p style="line-height:150%;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;">Allora?  Sei senza fiato dall’ammirazione caro amico di blog?<br />
Cosa ha cambiato? Nina ha cambiato tutto: velocità, tempo, ritmo. E ha creato il climax con una lunga esecuzione di piano che dura la metà della durata del pezzo per introdurre le parole. Sì le parole.<br />
E così ha oltrepassato quel confine e “<em>You’d be so nice to come home to</em>” è diventata arte.  Arte.</span></p>
<p style="line-height:150%;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;">You’d be so nice to come home to<br />
You’d be so nice by the fire<br />
While that breeze on night sings a lullaby<br />
You’d be all my heart could desire<br />
Under stars chilled by the winter<br />
Under an August moon shining above<br />
You’d be so nice you’d be paradise<br />
To come home to and love</span></p>
<p style="line-height:150%;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;">Concludo il mio temino della sera con questa testimonianza, in perfetta sintonia con la mia totale e infinita ammirazione per la mia compagna musicale dei giorni e delle notti:</span></p>
<p style="line-height:150%;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;color:black;">“Portavo sempre il ghiaccio a Nina Simone. Era sempre carina con me. Mi chiamava “Tesoro”, Le portavo un sac­cone di plastica grigia pieno di ghiaccio per raffreddare lo Scotch.<br />
Lei si strappava la sua parrucca bionda e la gettava sul pavimento. Sotto, i suoi capelli veri erano corti come il pelo tosato d’un agnello nero. Si scollava le ciglia finte e le appiccicava allo specchio. Le sue palpebre erano spesse e dipinte d’azzurro. Mi facevano sempre venire in mente una di quelle Regine Egiziane che vedevo nel <em>National Geographic. </em>La sua pelle era lucida di sudore. Si arrotolava un asciugamano azzurro intorno al collo e si sporgeva in avan­ti appoggiando entrambi i gomiti sulle ginocchia. Il sudore rotolava giù dalla sua faccia e schizzava sul pavimento di cemento rosso tra i suoi piedi.<br />
Finiva sempre il suo spettacolo con la canzone “<em>Jenny Pirata</em>” di Bertolt Brecht, Cantava sempre quella canzone con una sorta di profonda e penetrante rivalsa come se aves­se scritto le parole lei stessa. La sua esecuzione puntava dritta alla gola di un pubblico bianco. Poi puntava al cuo­re. Poi puntava alla testa. Era un colpo mortale in quei giorni.<br />
La canzone cantata da lei che mi stendeva davvero era “<em>You’d Be So Nice to Come Home To</em><sup>”</sup><br />
Mi lasciava sem­pre di sale. Magari ero in giro a raccogliere bicchieri di Whiskey Sour in sala e lei attaccava una specie di frana rombante al pianoforte con la sua voce roca che sgusciava attraverso gli accordi “montanti. I miei occhi si fissavano sul palco dell’orchestra é ci rimanevano mentre le mie ma­ni continuavano a lavorare,<br />
Una volta rovesciai una candela mentre lei cantava quel­la canzone. La cera bollente sgocciolò tutta sull’abito d’un uomo d’affari. Mi chiamarono nell’ufficio del direttore. L’uo­mo d’affari era lì in piedi con questo lungo schizzo di cera indurita sul pantaloni. Pareva che si fosse venuto addosso, Fui licenziato quella sera.<br />
Fuori in strada sentivo ancora la sua voce che arrivava dritta attraverso il cemento. “Sarebbe il paradiso se tu tornassi a casa”.</span></p>
<p style="line-height:150%;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;color:black;">In Sam Shepard, <em>Motel Chronicles</em> (1982), Feltrinelli , 1985</span></p>
</div>
</div>
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